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Quando emigrare era un fatto all'ordine del giorno, che non destava più sorprese tra la popolazione ed era per molti una soluzione quasi scontata, di fronte alle tante difficoltà economiche, come un evento comune e generalizzato nella prospettiva futura di molti valligiani, anche nei paesi di montagna, in queste valli alpine e prealpine, si producevano utile guide e strumenti operativi, con l'obiettivo di facilitare l'espatrio dei lavoratori. A San Pellegrino, nell'alta Valle Brembana, il Comitato locale della Società Dante Alighieri, che dalla sua fondazione e per statuto si è sempre preoccupata di difendere la lingua e la cultura italiana nel mondo, ha pensato bene, nel lontano 1911, di pubblicare e diffondere un articolato Vademecum, contenente una serie di informazioni e di consigli rivolti a quei valligiani che si apprestavano ad emigrare nei paesi di lingua tedesca.Il bacino idrografico della Valle Brembana, con i vari affluenti minori delle valli laterali, che lo rafforzano e ramificano a occidente e a oriente (Taleggio, Brembilla, Imagna, Serina...), ha fatto da culla a migliaia di emigranti e di persone che nascevano e vivevano con poco, sino alla prima età da lavoro fuori casa, la qualesi faceva presto avanti non oltre la terza o la quarta classe elementare, quando i ragazzi si trovavano improvvisamente a preparare la loro prima valigia (tempo addietro, però, c'era però ancora la cassetta di legno, o il semplice fagotto), in partenza non solo per Francia, Svizzera e Belgio, assieme al papà, il nonno, lo zio.Emigrare, ancora sino ai più recenti anni Sessanta, era quassù come una legge di natura, una sorta di traversia obbligatoria per i più: alcuni, poi, fecero ritorno, ma la maggioranza si stabilì definitivamente nella nuova terra adottiva.A tutte queste persone, quelli della "Dante" di San Pellegrino auguravano ogni fortuna, una salute di ferro, cuore generoso, ma soprattutto serietà e costanza di propositi.Il Vademecum in argomento rappresenta, infatti, anche una formidabile espressione del contesto economico e culturale valligiano di un tempo e dei valori portanti delle comunità paesane del primo Novecento sulla montagna orobica, la cui linfa vitale era costituita da alcuni elementi fondanti quei gruppi, quali la famiglia, il lavoro della terra (nei prati, ma anche sui cantieri, nelle cave e nei boschi), alcune regole di comportamento, che traevano fondamento da solidi convincimenti religiosi.In un contesto di forte radicamento dell'individuo nella sua famiglia, ma pure alla terra e al paese di provenienza, l'emigrazione era un fatto doloroso, poichè tanto per chi partiva, quanto per chi restava, emigrare era una decisione scontata ma ugualmente sofferta. Oltrepassare i Ponti di Sedrina (per quanti scendevano dai villaggi della Valle Brembana) e quello di Almenno (per i valdimagnini), per chi si apprestavaad un lungo viaggio significava uscire fisicamente dal proprio ambiente naturale, per avvicinarsi a realtà nuove ed estranee. Le prime pagine del volumetto contengono infatti alcune esortazioni per un atteggiamento disincantato nei confronti dell'emigrazione, con l'invito a mettere al bando facili aspettative:Prima di decidervi pensateci bene e non vi fate delle illusioni.Colui che trova del lavoro nel suo paese, non vada all'estero: meglio due in casa propria che quattro in casa d'altri.Non decidetevi alla partenza, se non avete la sicurezza di trovar lavoro; se non avete qualche conoscenza della lingua del paese ove andrete; se non avete compiuto quattordici anni almeno.Ma soprattutto: Non decidetevi a partire se non siete sicuri di avere, oltre i danari del viaggio, qualche altro soldo di scorta, per non trovarvi a chiedere la elemosina.Non partite mai per paesi ove sono dichiarati degli scioperi degli operai del vostro mestiere. Non assumete lavori a cottimo, finchè potete; e nei contratti a tempo determinato siate guardinghi, perché non vi siano tranelli.Seguono altre indicazioni per curare, prima di partire, gli affari in patria, così da non essere poi esposti a danni o a spese maggiori; ulteriori informazioni di dettaglio vengono offerte per ottenere facilmente il passaporto e le riduzioni ferroviarie. Accanto agli utili consigli per il viaggio (che, nel 1911, era certamente un'impresa da pionieri), su come confezionare i bagagli e circa il comportamento da assumere alla dogana, ecco una raccomandazione per così dire "spirituale": Non lasciate la patria vostra senza benedirla. Se anche è povera e se perciò dovete cercare pane e lavoro inpaese straniero, lontano dal vostro villaggio e dai vostri cari, amatela egualmente, fortemente. Chi rinnega la mamma sua soltanto perché è povera e non ha pane da dargli? Amatela la vostra patria, che custodisce le ceneri dei vostri vecchi e dei vostri cari, per le sue glorie, per le sue miserie, per il suo avvenire che sarà grande e luminoso ancora.Il volumetto contiene poi innumerevoli altre minuziose informazioni e illustra, ad esempio, le agevolazioni ferroviarie della "terza classe", come se le prime due non esistessero, ma effettivamente non esistevano per quei boscaioli che, al ritorno dalla Svizzera, anche la terza classe era un lusso e, per risparmiare qualche centesimo, il viaggio lo facevano anche sui carri bestiame, pure in piedi ed esposti ai quattro venti, quando non accovacciati sulla loro cassetta di legno.Gli emigranti venivano poi messi in guardia dai "ladri all'americana", che potevano incontrare durante il viaggio: Non fidatevi di nessuno; non consegnate e non ricevete in custodia denari da chichessia: spesso, troppo spesso queste profferte nascondono imbrogli. State attenti specialmente nelle stazioni nelle quali vi dovete fermare. Nelle stazioni fanno le loro grandi manovre i ladri... all'americana. Essi vi offrono i loro servigi, si fingono vostri compaesani, vostri amici, vi promettono grandi ribassi e poi vi portano via quel poco che avete.Arrivati infine a destinazione, l'invito era quello di non abbassare la guardia, specialmente in terra straniera. Ilrispetto e la sottomissione alle nuove regole, la necessità di lavorare assiduamente, l'esigenza di risparmiare... sono alcuni dei capisaldi contenuti nelle esortazioni che seguono:Non dimenticate mai che siete in paese straniero e che dovete rispettarne non solo le leggi, ma anche gli usi e le abitudini, astenendovi dal prendere parte alle lotte locali o alle dimostrazioni politiche. Siate ospiti e non cittadini. Con gli operai stranieri siate fratelli più che compagni; e partecipando a scioperi, necessari quando non si può diversamente farsi dar ragione, siate gregari fedeli, non mai istigatori o promotori. Fate economia,ma con giudizio, così da non lesinar troppo nel nutrimento, come da non consumar denaro nei vizii e nel giuoco. Siate soprattutto puliti nel corpo e nel vestito: una mano callosa e ruvida fa onore; mette invece vergogna se è tinta, unta e sudicia. Troverete lavoro più presto.Anche da questi suggerimenti morali, emerge il quadro dell'emigrazione silenziosa e sofferta, ma anche ordinata e "pulita", di quella schiera di povere persone che, consapevoli di essere in casa d'altri, si trovavanonella condizione subordinata di coloro che dovevano chiedere "permesso" e non potevano distrarre le forze dall'unico obiettivo dell'emigrante, che è sempre stato quello del lavoro. Ed è proprio il lavoro la punta di diamante dell'emigrante valligiano, che si trasforma in un elemento di forza: Ricordatevi sempre che le parole insultanti che rivolgono gli stranieri a voi, perché italiani, sono frutto d'invidia! Sappiate che il lavoro italiano, come ha creata la ricchezza dell'america meridionale, ha compiute le più grandi, le più meravigliose costruzioni d'Europa. E' con vero orgoglio che dovete e potete dire ovunque: sono italiano! Perché non è il denaro soltanto che fa grandi le nazioni ed i popoli, ma anche l'ingegno, la virtù e il lavoro. E Dante, che seppe le dure croste del pane altrui e che compose il Divino Poema, ci insegna che si può essere miseri e grandi.Gli amici della "Dante", oltre a fornire alcuni spunti di insegnamento morale, erano però anche molto realistici, invitando ad esempio gli emigranti a diffidare da promesse di lavoro facili e lusinghiere, a volte anche bene mascherate, di coloro che, fingendosi caritatevoli e solo apparentemente ben disposti all'aiuto, in realtà erano mossi solo dal desiderio di spremere ulteriormente il povero lavoratore:Non dovete mai accettare da chi vi ingaggia la condizione di mangiare e dormire presso di lui. Spesso consumereste tra vitto e alloggio tutto il vostro salario; non accettate mai lavoro con salario minore o con orario più lungo degli operai locali: ne avreste noie e manchereste a un vostro dovere di fratellanza e di sentimento nazionale. Il vostro lavoro non deve mai valere meno del lavoro altrui, a pari abilità.I lettori vengono anche informati sulle leggi di assicurazione e di immigrazione vigenti in Svizzera, Austria e Germania, con l'invito ad avvalersi del loro naturale, legittimo protettore ed amico, il Console, al quale rivolgersi per ottenere assistenza e protezione, ma anche per esercitare i propri diritti nazionali e ottenere utili informazioni in materia di stato civile, leva militare, elettorato. Due specifici capitoletti sono anche riservati alle modalità per poter effettuare le rimesse in denaro in Italia, con la descrizione della valuta delle monete estere, e per l'utilizzo al meglio del servizio postale, con l'indicazione di tasse e bolli per lettere e pacchi. Altri capitoletti invece illustrano i compiti e le funzioni del Regio Ufficio dell'Emigrazione nella Svizzera, del Consorzio per la tutela dell' Emigrazione temporanea in Europa e dei vari Segretariati dell'Opera di Assistenza degli Operai Italiani Emigrati in Europa e nel Levante.Il singolare Vademecum riporta in lingua tedesca e italiana anche un elenco di parole e frasi più comuni e necessarie per il primo viaggio dell'emigrante, per ciascuna delle quali è indicato "Come si scrive" e "Come si pronuncia": sono parole e frasi per chiedere da mangiare e da bere, per cercare alloggio, per cambiare moneta, per ottenere informazioni, per indicare malanni.La preziosa guida non manca di rivolgere un pensiero a coloro che, al termine della stagione lavorativa all'estero, facevano ritorno al paese, dove passavano il Natale in famiglia:Se le vicende della vita vi saranno avverse, cercate di lasciare il paese estero prima di avere consumate tutte le vostre risorse, perché anche dove vi sono Società italiane di mutuo soccorso e di beneficenza, non potrete avere molto e per molto tempo: anch'esse sono povere, pur troppo! Poi non è bello vivere di elemosine e specialmente in paese straniero! L'uomo che si rispetta deve procurare di bastare a sé stesso, più che può ed oltre! [...].Se invece la fortuna vi ha sorriso, e avete lavorato, e giunge il momento in cui finiscono i lavori ordinari e straordinari per attendere ai quali siete partiti, salutate con gioia e benedite l'aurora che vi conduce ai vostri cari. Il nostro paesetto nativo, sia il più povero, sia il più piccolo, è sempre il più bello del mondo, perché là visono ad aspettarci le persone più care e più sante. [...] A casa vostra sarà benedetto il gruzzolo, frutto del vostro sudore e della vostra saggia economia. Godetelo in pace, nel vostro casolare, siate sani, siate forti, siate buoni, ed il nuovo anno vi apporti lavoro fortuna entro i confini segnati dalle Alpi e dal mare nostro.




